Et voilĂ .... martedì, 10 novembre 2009  
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Balliamo, rapiti, tarantelle gossippare al secolo note come “dibattiti politici”. Fermiamo le danze ipnotiche per riprendere fiato, ed ecco la realtà. Ci balza agli occhi. Toh guarda, il Grande Dittatore che sorride. La politica economica è inviolabile nelle sue mani. Nessuno è riuscito finora a sfilarGLI la sua tela tessuta di tagli.

Tagli al Comparto Sicurezza e Difesa. Le Forze dell’Ordine scendono in piazza inferocite. Dissennati! La sicurezza non si fa con i poliziotti, ma con le ronde. Tagli alla Scuola Pubblica. Strumento di  sviluppo per la Nazione? Ignoranti! È un’inutile fonte di spesa. La scuola non è libera e per tutti, ma si paga ed è per pochi. Tagli alla Sanità. Posti letto ospedalieri, personale, medici, infermieri… Antiquati! Il diritto alla salute è pura materia economica. La salute è nelle cliniche private. Tagli alle Regioni, agli enti locali, alle politiche sociali. Zac zac zac. Ah, sono stati tagliati 650.000 posti di lavoro in un anno e aumenteranno le perdite.

La realtà. Non si vedono pezze a tappar buchi di un Paese che fa sempre più acqua da tutte le parti. Acqua acqua acqua.

Acqua? Un momento, ci sovviene l’articolo 23 bis del decreto legge 112/2008? Votato dal governo Berlusconi nell’oblio generale dei media (dimenticavamo i tagli alla libera informazione, acqua in bocca!), ha sancito la privatizzazione dell’acqua pubblica. D’ora in poi sarà gestita dalle multinazionali. Le stesse che imbottigliano l’acqua che fa fare tanta plin plin. Ovvio, l'acqua non è un diritto ma una merce. Business.

E quando dai nostri rubinetti esaleranno le ultime gocce di libertà e andremo in bestia come tuareg assetati, forse, sì, sarà la nostra ora di darGLI un taglio.

ANT

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Sinistra Ossessione lunedì, 19 ottobre 2009  
 
Ma esisterà mai una Sinistra innovativa, proiettata in avanti, con progetti concreti di sviluppo e sostenibilità che esulino da questo continuo teatrino contro re Silvio? E se SI.... quanto tempo dovremo aspettare??

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Il Lodo lede giovedì, 08 ottobre 2009  
Il Lodo Alfano è lesivo della Costituzione e del principio di uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge. Per dirla con Orwell, non esiste nessuno che sia più uguale degli altri. Lo ha stabilito la Consulta, secondo la quale per introdurre uno "scudo giudiziario" di tale portata per le quattro più alte cariche dello Stato, serviva una legge costituzionale [e quindi una maggioranza parlamentare dei due terzi], e non una semplice legge ordinaria. Berlusconi ora torna ad essere imputato nei due processi che lo riguardano. Schiumanti di rabbia i commenti a  caldo del Premier, che per l'ennesima volta ha lamentato di essere vittima di un complotto bolscevico. Una sorta di gigantesco tritacarne eversivo dentro il quale ha finito per metterci tutti: dalla Corte Costituzionale al tenero Napolitano, da L'Avvenire a Serena Dandini, da Travaglio alla escort di turno. Che tanto in questa italietta ignorante, esattamente come nella Germania nazista di Goebbels, «una bugia ripetuta infinite volte diventa una verità».

Come sostiene il costituzionalista Michele Ainis oggi su La Stampa, «non è la piazza a decidere i principi che regolano la nostra convivenza.  Se lo Stato di diritto s’affida a un corpo di custodi, è perché la piazza a suo tempo mandò a morte Gesù per salvare Barabba, perché la stessa piazza durante il secolo ventesimo acclamò feroci dittatori, perché insomma le Costituzioni liberali presidiano un sistema di valori, e li sottraggono al dominio delle folle». Per quanto però la decisione della Consulta riporti finalmente equilibrio e giustizia, siamo ancora una volta costretti ad essere testimoni di uno spettacolo sempre più desolante, in cui una nazione intera è piegata sotto il peso degli interessi di un solo uomo, il quale - e questo è il dato più preoccupante - gode  tutt'ora di un ampio consenso presso l'opinione pubblica. Qualcuno ricorda il finale de Il Caimano?


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Pugno chiuso. mercoledì, 23 settembre 2009  

Scusate ma questa vignetta la lascio in homepage per qualche giorno perchè
più la rileggo e più mi fa riflettere su come è peggiorato il mondo.

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Domandare è illecito, rispondere è utopia martedì, 01 settembre 2009  
Mi ero ripromesso di non scrivere più di berlusconi per un pò. Ritenevo improbabile che potesse succedere qualcosa ancora più indecente di quello a cui abbiamo assistito quest'estate. In effetti, dal caso Mills all'amicizia con il terrorista Gheddafi, dalle leggi che violano i diritti umani ai festini con le escort, non ci si è fatti mancare nulla. Cose che in un qualsiasi altro paese al mondo avrebbero costretto chiunque a ignominiose dimissioni, con tanto di calcioni nel sedere incorporati, sono stati accolte dall'analfabeta opinione pubblica nazionale con poco più che qualche sbadiglio infastidito. Slogan martellati dai media di proprietà del premier sono stati assimilati dall'italiano medio [svezzato negli anni da tante mariedefilippi, maghiotelma, fabrizicorona, veline, tronisti, grandifratelli e chi più ne ha] e fatti passare di bocca in bocca come degli oscuri mantra, la cui reiterazione sembrava far somigliare tutti a dei Gasparri ancor più imbalsamati dell'originale: toghe rosse, real politik, gossip, rispetto della privacy, complotti mediatici. Corbellerie al cui confronto Vanna Marchi e il mago Mario Pacheco Do Nascimento con il loro kit contro le influenze maligne sembrano dei credibili, seri, preparati ed onesti professionisti.

Eppure mi sbagliavo, perchè qualche giorno fa è accaduto qualcosa che non ha precedenti nella storia di alcuna democrazia. Il capo del Governo ha fatto causa ad un quotidiano per il solo fatto di avergli rivolto delle domande, a suo dire
«retoriche e palesemente diffamatorie». Come se in Italia un giornalista potesse permettersi ancora di sollecitare delle risposte invece che la richiesta di 1 milione di euro di risarcimento! Mi piacerebbe chiedervi com'è che siamo arrivati a questo punto, però temo che qualcuno mi quereli, data l'evidente tendenziosità della mia domanda, così me ne starò zitto e buono come un pupazzo... o come la desolante maggioranza dei miei connazionali.


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Tornado venerdì, 21 agosto 2009  
Lentamente ma inesorabilmente, la quantità di gesti e azioni vergognose e incivili della politichetta italiana (e di conseguenza della società civile), prolifera a ritmi vertiginosi.

Ovunque, ripeto - ovunque - si avvertono i segni di una società ormai al collasso. Nel lavoro, nella scuola, sull'immigrazione, nelle aziende, nel sistema bancario, nei Palazzi di Ingiustizia, nelle attività malavitose ormai colluse con gli organi dello Stato, nei rapporti coi vicini, nel traffico.... I problemi stanno ovunque e non c'è cosa che si riesca a preservare a questo scempio.

La degenerazione in atto si sparge come polline al vento.

Aspettiamo soltanto un segnale forte di cambiamento. Come se il vento oggi leggero possa un giorno diventare un tornado spaventoso e spazzare via il marcio che ormai è radicato ovunque.

Teniamoci forte. Perchè sarà la maggioranza di noi (più o meno collusa con tutto questo) ad andarsene con lui....







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Non mi portare nel bosco di sera. Sono una donna non sono una santa. Non tentarmi non sono una santa. In questo modo così evidentemente combattuto fra il desiderio di dar sfogo alla passione ed il terrore di ribellarsi alle convenzioni, Rosanna Fratello, nel lontano 1971, portava alla finale di Canzonissima tutto il sofferente calvario dell'ormone in astinenza. 38 anni dopo, silvio berlusconi, memore del successo nazionale della canzone in oggetto, si propone di diventare il nuovo portabandiera della triste e precaria condizione dei single, specie di coloro i quali, pur avendo superato il traguardo dei 70 anni, si sentono ancora in balia di un immarcescibile "spirito guerrier" ch'entro li rugge. E poco importa se tal guerriero dovrà confrontarsi, come Carlo Martello di ritorno dalla guerra in un'altra canzone d'epoca, con la desolante realtà per cui le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane. Ancor meno ci deve interessare se, fino a ieri, l'avvocato del premier liquidava le prove del fermento testosteronico del proprio assistito come inverosimili e grottesche invenzioni. Ciò che infatti conta realmente è che ora il sagace popolo italico potrà stringersi intorno al suo indomito [ed impunito] cavaliere, urlando come un sol'uomo: «Bravo Berlusca, avanti così e - si può dire? - viva la gnocca!!!»


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Che cos'è la mafia domenica, 19 luglio 2009  

Chissà cosa la gente pensa sia la mafia, forse un’associazione criminale, forse una piovra, forse un retaggio di antica incultura? Forse… forse è tutto questo, ma soprattutto è altro.

Falcone pensava che

“La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inerti cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”.

Ma  i fatti sembrano contrastare queste parole, sembra che questo particolarissimo fatto umano sia un fatto naturale, e come il vento, la grandine e le eruzioni vulcaniche, sembra non finire mai.

Mi chiedo perchè, ma la risposta temo di saperla…

Al di là delle origini che si perdono nella mitica notte dei tempi, per cui l’etimo sembra nascere da un’antica parola araba, la mafia trova forza vitale nel latifondo, in un rapporto di alleanza “gattopardesca” tra nobiluomini, proprietari di quelli ch’erano feudi e che una storia che sembra andare in un senso nuovo ha trasformato in latifondi, senza nulla togliere dell’antica identità, e “gabbelloti”, cioè, letteralmente, un affittuario che pagava la “gabella”, ovvero l’affitto del fondo al nobile che poco si curava del suo appezzamento, ma da cui voleva ricavare il massimo possibile, investendo il meno possibile. Non è che per sua natura il gabbelloto fosse un delinquente, ma è vero che i nobili preferivano di gran lunga affidare il proprio fondo ad uno “sperto e malandrino” capace di dominare sui contadini, anche con mezzi spicci, anche con l’aiuto dei campieri, in genere sorveglianti armati dei campi.

Ecco è in quest’ambito che si crea il collegamento tra gente svelta con le armi e capace di tenere in pugno la situazione con la sopraffazione e i cosiddetti “cappeddi”, ovvero gli appartenenti alle classi agiate, che già nel copricapo, il cappello, indicavano la propria appartenenza, in contrapposizione ai “burritta”, ovvero alla povera gente che copriva il capo con un berretto.

Questo nel passato, ma i siciliani sono famosi per una storia gattopardesca, ovvero, una storia che cambia affinchè nulla cambi…

Ed infatti questo legame tra un potere “baronale” e uomini prepotenti non cessò mai, e spesso fu usato a danno del potere dello stato, ma ancora più spesso contro la povera gente.

Ecco sarebbe interessante andare a vedere i rapporti tra lo Stato e questo potere, che definire “malavitoso” o “criminale” diventa riduttivo e non ne rende pienamente la complessità.

Gli antichi “gabelloti” (ma non tutti i gabelloti erano delinquenti) hanno assaporato il potere acquisito con l’alleanza con i baroni. Ma per essi il potere è “la roba” e il controllo del territorio”.

La roba, quella descritta da Verga nella novella omonima, non è il capitale, ma è l’ammucchiarsi di beni, tangibili, visibili, che rendono il possessore “potente” e rispettato. E il controllo del territorio, cioè un capillare controllo di tutto ciò che accade nel territorio di pertinenza, quasi novello dio in terra, sicuramente più efficente del controllo del territorio esercitato legalmente dallo Stato. Proprio la contrapposizione con lo stato è caratteristica del mafioso, ma non la contrapposizione che significa lotta e scontro, il mafioso non vuole la lotta o lo scontro con lo Stato, vuole che lo Stato deleghi a lui, vuole che lo Stato sia lontano, assente. I picciotti che la mafia mandò a Garibaldi (ma non tutti i picciotti furono inviati dai mafiosi) per l’impresa dei Mille stanno a testimoniare la necessità congiunta di baroni e mafiosi per una nuova realtà statuale, più lontana geograficamente dai Borboni, più assente.

E veniamo alla storia dell’Italia repubblicana.

Ai mafiosi, dunque, interessa la roba e il controllo del territorio e confidano sull’intrinseca alleanza con i “baroni” e con i loro epigoni, cioè la novella classe emergente (tutto cambia affinchè nulla cambi). Sono capaci di mille giravolte e cambiamenti: dall’originario controllo dei latifondi, passano al controllo di tutto ciò che porta “roba” e controllo del territorio (perchè l’obiettivo non cambia, cambiano i mezzi per raggiungerlo!).

Quindi ad una nascente Italia postbellica, quando un ministro, Gullo, emana i decreti che avrebbero dovuto portare alla riforma agraria, i mafiosi, alleati ai baroni, mostrano la loro potenza ammazzando decine di sindacalisti, tra cui Placido Rizzotto.

La mafia è perciò la longa manus, grondante di sangue, di interessi di proprietari, ma non solo.

La mafia è capace di diventare la longa manus di interessi più variati, a patto di non avere controlli, di avere in gestione il controllo del territorio e la roba.

Ed ecco Portella della Ginestra, strage attribuita a Salvatore Giuliano ed alla sua banda. Certamente Salvatore Giuliano era presente con i suoi uomini a Portella, ma fu solo il servo sciocco di un disegno più grande di lui, un disegno tracciato da “menti raffinatissime” che, con l’aiuto della mafia (longa manus), voleva estromettere dalla nuova realtà repubblicana le sinistre (il Fronte popolare, che aveva appena 10 giorni prima vinto le elezioni per la prima assemblea regionale) e i contadini. Ed in effetti nello stesso mese di maggio del 1947 le sinistre furono estromesse dal governo nazionale.

E Gaspare Pisciotta l’aveva detto al processo di Viterbo: “Siamo come la Santissima Trinità: noi, la mafia e lo Stato” e accusò il ministro siciliano Scelba di connivenza con la mafia e di promesse fatte a Giuliano in cambio della lotta contro i “comunisti”. Ma Pisciotta fece la fine che tutti sappiamo, dopo aver ucciso Giuliano.

Ecco da Portella in poi tutto discende.

Ora si parla della strage di via D’Amelio e nuovamente a distanza di 17 anni emergono luride connivenze e biechi depistaggi. Caponnetto lo aveva detto dopo la morte di Borsellino “Tutto è finito”: l’antistato e lo Stato sono scesi a patti e hanno fatto il “papello”, come sempre…



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Lo sciopero dei blogger sabato, 11 luglio 2009  
«Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia da Catilina in avanti è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e talora alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l'interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare? [...] È la maggioranza degli italiani che ha accettato il conflitto di interessi, che accetta le ronde, che accetta il lodo Alfano, e che ora avrebbe accettato abbastanza tranquillamente - se il presidente della Repubblica non avesse alzato un sopracciglio - la mordacchia messa [per ora sperimentalmente] alla stampa».
 
Così Umberto Eco su berlusconi e sul Decreto Alfano, che mira a colpire la libertà d'informazione di tutti i media, Rete compresa. Il rapporto mondiale sulla libertà di stampa 2009 di Reporter Senza Frontiere mette l’Italia al 44^ posto su 173 stati al mondo, dopo paesi come il Cile, l’Africa del Sud, la Corea del Sud. Persino la Namibia sta più in alto di noi! In particolare, noi blogger saremo assoggettati ad un obbligo di rettifica sui contenuti pubblicati e ritenuti inesatti. L'omesso adempimento di quest'obbligo entro 48 ore [esattamente come accade già per la carta stampata] comporterà la condanna di una sanzione pecunaria fino a 12.000 euro! Senza che peraltro vi sia diffamazione provata! Appare evidente che l'istituto della rettifica - già anacronistico ed inefficace nel mondo dei media tradizionali - non è altro che un modo per disincentivare e di fatto imbavagliare l'informazione su Internet, ultima roccaforte di libertà rimasta in Italia. Per tale motivo per la prima volta nella storia, i blog osserveranno il 14 luglio una giornata di sciopero per protestare - insieme ai giornalisti dei quotidiani, delle televisioni e dei siti intenet - contro il decreto Alfano, che punta a censurare qualsiasi critica al governo e a preservare l'ignoranza della gente come un dato indispensabile per la sopravvivenza di questo vergognoso regime.


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PUTTANOPOLI domenica, 21 giugno 2009  


Questa volta il complotto mondiale che mira proditoriamente a distruggere la credibilità del nostro amato premier e a sovvertire per via mediatico-giudiziaria il volere dell' italico popolo sovrano, parte dal quotidiano di chiara matrice comunista "Il Corriere della Sera". Il giornale, diretto da quel famigerato stalinista di Ferruccio De Bortoli, arriva buon ultimo nel lanciare i  propri strali contro berlusconi, dopo alcune fra le più bolsceviche testate britanniche [The Times, Financial Times, The Economist, Observer, The Sunday Times, The Guardian, The Daily Telegragh, The Independent], tedesche [Frankfurter Allgemeine Zeitung], spagnole [El Pais], francesi [Le Soir, Liberation] americane [The New York Times], olandesi [The Telegraaf] e finlandesi [Hensingin Salomat], solo per fare qualche nome.
 
Questi giornali - lo si sa - sono  tutti manovrati da una suprema e spietata cupola presieduta da Franceschini, Fassino e Rosi Bindi. I primi due invidiosi della quantità industriale di gnocca vista aggirarsi allo stato brado nelle ville del papi, la terza imbestialita per  lo scarso successo ottenuto dal suo book fotografico durante l'ultimo congresso del PdL. Ma siccome in Italia nessuno legge e le cose accadono solo se lo dice la televisione, ritengo molto interessante ed educativo osservare come i telegiornali nazionali abbiano dato - o meglio - NON abbiano dato la notizia secondo cui a Bari è in corso un'indagine per induzione alla prostituzione, in riferimento ad alcune feste date nelle residenze di proprietà del Premier, Palazzo Grazioli a Roma e Villa Certosa in Sardegna.

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